C'è del buono del del vero nelle posizioni di tutti.
La verità può essere intuita mettendo insieme le varie 'verità' parziali
di ciascuno.
Ciascuno ritiene di essere nel giusto.
Ciascuno pensa dal proprio punto di vista, mettendo SE' al centro del
mondo.
Ciascuno segue la propria linea di pensiero convinto sinceramente che
sia 'giusto' così.
Perdonare non è dimenticare il torto, perdonare non è fare finta che non
sia successo nulla: perdonare è capire che il 'torto' in senso assoluto
non esiste.
La 'colpa' quindi non c'è di per sé, ma solo in relazione al nostro
punto di vista.
La 'colpa' è non coincidenza con la nostra visione di ciò che sarebbe
stato 'giusto'.
Tolleranza: le idee ed i punti di vista degli altri hanno pari dignità
dei nostri, anche se ci sembra palese che l'altro sia nel torto.
Disponibilità all'ascolto.
Non ci sono persone 'buone' e persone 'cattive': le azioni tutt'al più
sono buone o cattive, non le persone.
Ci sono solo persone che fanno cose buone e cose cattive in diversa
percentuale tra loro.
Sviluppo spirituale:
Compassione
Saggezza
Coraggio
La verità
Mi piace introdurre
questo argomento con una storiella che uso spesso.
“Un re in un tempo molto antico, mandò a chiamare tutti coloro che erano
nati ciechi. Dopo che questi si furono raccolti in una piazza mandò a
chiamare il proprietario di un elefante a cui fece portare in piazza
l’animale. Poi chiamando a uno a uno i ciechi diceva loro: questo è un
elefante, secondo te a cosa somiglia? E uno diceva una caldaia, un altro
un mantice a seconda della parte dell’animale che gli era stata fatta
toccare. Un altro toccava la proboscide e diceva il ramo di un albero.
Per uno le zanne erano un aratro. Per un altro il ventre era un granaio.
Chi aveva toccato le zampe le aveva scambiate per le colonne di un
tempio, chi aveva toccato la coda aveva detto la fune di una barca, chi
aveva messo la mano sull’orecchio aveva detto un tappeto. Quando ognuno
incontrò l’altro dicendo quello a cui secondo lui somigliava l’animale
discutevano animatamente perché ognuno era convinto assolutamente di
quello che aveva toccato. Perciò se gli chiedevano a cosa somigliasse un
elefante diceva l’oggetto che gli era sembrato di toccare. Naturalmente
se uno diceva un mantice e l’altro una caldaia volavano gli insulti
perché nessuno metteva in dubbio quello che aveva sentito toccando la
parte del corpo dell’elefante. Il re vedendoli così convinti della loro
sicurezza e litigiosi si divertiva un mondo. Ma alla fine decise di
aiutarli a capire, e a due a due li invitò a toccare quello che aveva
toccato l’altro e a chiedergli a cosa somigliasse. Così tutti dicevano
quello che sosteneva l’altro e si invertirono i ruoli. Come se fosse
stato un gioco li invitò a parlare tra di loro e alla fine tutti si
formarono l’idea di come in realtà l’elefante fosse. Tutti furono
d’accordo che era un mantice con un ramo di un albero nel mezzo e a lato
un aratro con due tappeti sopra un granaio sostenuto da colonne e tirato
da una fune di barca. Dopo che il saggio Maestro ebbe finito di
raccontare questa storia disse: «Miei saggi discepoli voi fate la stessa
cosa. Non sapete ciò che è giusto e ciò che è sbagliato né ciò che è
bene e ciò che è male e per questo litigate, vi accapigliate e vi
insultate. Se ognuno di voi parlasse e ascoltasse l’altro
contemporaneamente la verità vi apparirebbe come una anche se ha molte
forme».”
Perché tendiamo normalmente a dividerci in schieramenti?
Perché siamo poco
inclini ad accogliere le idee degli altri quando le riteniamo
assolutamente divergenti dalle nostre?
Tutto nasce dalla nostra
tendenza fondamentale ad attaccarci al "Sé", ovvero alla nostra
individualità.
Quando la nostra opinione viene contrastata, percepiamo questo come un
attacco al nostro essere, ed automaticamente ci scatta una reazione che
ci porta a radicalizzare ed accentuare ancor di più le differenze e le
posizioni.
Questa natura propria di ogni individuo, si ripropone poi quando dal
singolo passiamo ad un gruppo, che ricalca in scala maggiore la tendenza
che abbiamo visto sul singolo. In questo caso la somma degli
attaccamenti al "Sé" divengono l'attaccamento al "Noi" in
contrapposizione con "gli altri".
Nessuno ha dunque la verità assoluta, e generalmente c'è un po' del
buono e del vero nelle posizioni di tutti. Ciascuno segue la propria
linea di pensiero convinto sinceramente che sia 'giusto' così.
Perdonare allora non è dimenticare il torto. Perdonare non è fare finta
che non sia successo nulla.
Perdonare è capire che
il 'torto' in senso assoluto non esiste: la 'colpa' quindi non c'è di
per sé, ma solo in relazione al nostro punto di vista, la 'colpa' è non
coincidenza con la nostra visione di ciò che sarebbe stato 'giusto'
La verità allora può essere intuita mettendo insieme a poco a poco le
varie 'verità' parziali di ciascuno, ricordandosi che ognuno spesso
onestamente ritiene di essere nel giusto, almeno dal proprio punto di
vista.
Anche nel mondo della scienza, della fisica, dell’astronomia, della
chimica, della biologia, ripetutamente tesi considerate come vere
vengono poi smentite o modificate.
Si è per esempio
discusso a lungo se la luce avesse natura particellare o ondulatoria
(ovvero se fosse materia o energia), posizioni opposte tra loro, fino a
che non si è capito che seppur opposte, le due “verità” erano vere
contemporaneamente: la luce ha sia natura corpuscolare sia natura
ondulatoria, almeno per quello che abbiamo capito fino ad ora ed a
seconda dei casi in cui tale informazione deve essere utilizzata.
Se questo è vero per le piccole discussioni quotidiane, sul calcio, in
salotto, magari quando si parla di politica o religione, figuriamoci
quando queste discussioni avvengono tra partiti politici, stati sovrani
o tra portatori di istanze di differenti confessioni e culture.
La pratica cui ci dovremmo allenare è quella di scambiare idealmente noi
stessi con gli altri, e di cercare di vedere come la penseremmo se
fossimo nella posizione del nostro interlocutore.
Questo ci dovrebbe spingere alla tolleranza: le idee ed i punti di vista
degli altri hanno pari dignità dei nostri, anche se ci sembra palese che
l'altro sia nel torto, come nel caso della storiella dell’elefante che
abbiamo appena visto.
Disponibilità
all'ascolto dunque, per capire cosa del punto di vista dell’altro
potrebbe essere utilizzabile, e non invece, come siamo soliti fare,
domandarci cosa del punto di vista dell’altro potremmo usare per
avversare la sua tesi o il suo punto di vista.
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