|

RIFLESSIONI:
Il concetto buddhista dei 10 Mondi ed il "mutuo possesso dei dieci
mondi":
Inferno:
sofferenza, disperazione, non libertà, dove la tendenza è quella di far
del male,
sia a sé stessi che agli altri.
Avidità o Fame:
voglio tutto e anche di più, un desiderio incontrollabile di avere
potere, soldi, una posizione
o qualsiasi altra cosa.
Animalità:
è il puro istinto, quello che guida gli animali, senza freni,
senza regole se non quelle dettate dalla legge della sopravvivenza.
Collera:
qui sull'istinto fa capolino l'io, l'individualità, ma è un io egoista
che pensa solo a sé stesso disposto anche a calpestare gli altri per il
suo interesse.
Umanità:
l'Umanità è il primo passo verso lo stato di Bodhisattva e il punto di
partenza
per la ricerca della condizione suprema della Buddità.
È la calma che deriva dalla pace della mente non più in preda delle
emozioni dei quattro mondi precedenti.
Con la sviluppata capacità di superare gli ostacoli interiori, a
dimostrazione dei nostri progressi,
compaiono gli ostacoli esteriori come arroganza e potere esercitato
sugli altri o come persecuzione subita
che induce ad abbandonare il cammino.
Estasi o Cielo:
il benessere, la gioia, grande soddisfazione,
ma tutte queste cose sono dovute solo ad un qualcosa di momentaneo o
transitorio quindi non destinate a durare.
Apprendimento o Studio:
lo stato in cui si è portati a ricercare la conoscenza e la verità
sia attraverso lo studio personale che assimilando le esperienze degli
altri.
Illuminazione parziale o Realizzazione:
si arriva a percepire almeno una parte della verità, ma ci si è arrivati
tramite la propria esperienza
e la percezione chiara e diretta del mondo e della realtà.
Bodhisattva:
la nostra felicità (illuminazione) non ci basta più se non è condivisa
con gli altri;
l'azione del Bodhisattva è quella di mettere in grado tutte le altre
persone di provare questa stessa felicità
e il sentiero per l'Illuminazione, il nostro è un comportamento
altruistico ed è in questo che realizziamo la nostra vita.
Buddità:
lo stato più difficile da descrivere se non lo si è provato.
Si può riassumere in:
1) piena libertà dove comprendiamo profondamente la verità della vita e
di tutte le cose,
2) compassione,
3) enorme saggezza.
Una persona che vive lo stato di Buddità si manifesta con le azioni di
un Bodhisattva (vedi sopra).
Un sutra definisce così gli attributi della Buddità:
1) vero io,
2) libertà perfetta dal karma,
3) vita purificata dalle illusioni,
4) felicità assoluta.
Grazie al nostro libero arbitrio possiamo scegliere di cambiare il
nostro pensiero riguardo ad un avvenimento o situazione, cambiando di
conseguenza l'emozione che si prova, e cambiando così il 'mondo' di
riferimento.
|
|
Il libero arbitrio
Si è tanto parlato di
"libero arbitrio", ma quanto è "libero" il nostro arbitrio?
Cosa è in realtà il
"libero arbitrio"?
Una idea precisa mi è
venuta cercando di capire la natura "probabilistica" della realtà.
Facciamo un esempio.
Se dovessimo percorrere
l'autostrada da Roma a Bologna, probabilmente faremmo almeno una sosta
per fare rifornimento lungo il percorso.
Supponiamo che la
macchina parta con tanta benzina nel serbatoio da avere una autonomia
stimata di circa 400 Km. A quale stazione di servizio ci si fermerà?
Probabilmente verso
Firenze si deciderà di fare nuovamente rifornimento, ma ci si potrebbe
fermare (prudentemente) anche solo dopo aver percorso 100Km, oppure
azzardare ed arrivare fino a Bologna, abbreviando i tempi di percorrenza
facendo tutta una "tirata"... Si possiede il "libero arbitrio" per
fermarsi prima (o dopo) di quello che "probabilisticamente" penseremmo
si sarebbe portati a fare. Sì, si possiede questa "libertà", ma
probabilmente non la si userà, e si sceglierà una delle stazioni che
probabilisticamente saranno più "condizionanti"...
Così se ci aggrediscono potremmo decidere di reagire oppure no (libero
arbitrio) ma probabilmente la nostra libertà è limitata dalla
probabilità: probabilmente reagiremmo in qualche modo, chi più chi meno.
In altre situazioni possiamo reagire ad un evento esterno (o ad uno o
più pensieri generati nella nostra stessa mente) con delle emozioni, con
delle reazioni piuttosto che con altre.
Quindi possiamo dire che come minimo il nostro "libero arbitrio" è
condizionato dalla probabilità. Ma cosa condiziona questa "probabilità"?
Questa "cosa" che limita
il nostro libero arbitrio, rendendolo così meno libero, cosa è?
Può essere sicuramente rappresentata dalle condizioni esterne in cui ci
troviamo, dalle altre persone con il loro comportamento, dalla realtà
dei fatti intorno a noi, ma anche, e sicuramente in modo molto forte,
dalla nostra formazione, dalla nostra educazione, dalla nostra cultura,
dai valori che abbiamo ricevuto, dalle emozioni del momento e dalle
condizioni interne in cui ci troviamo.
La "buona notizia" è però che la nostra libertà sottostante in genere è
sempre molto presente (anche se fortemente condizionata), ed in molti
casi possiamo decidere, con una "intenzione" mentale esplicita, di
riappropriarcene, ed agire "fuori dai nostri schemi mentali e
comportamentali probabilistici".
Ecco che il concetto di libero arbitrio può coesistere con la realtà che
invece ci porta ad agire sempre in base al nostro carattere ed a schemi
mentali ricorrenti.
Se e quando questo
carattere e questi schemi ci consentono risultati “utili” ai nostri
scopi, alla nostra sopravvivenza ed alla nostra idea di “positivo” non
ci sono azioni correttive da applicare, ma quando questi schemi ci
creano problemi, allora dobbiamo esercitare attivamente il nostro libero
arbitrio, per agire al di fuori del vincolo di questo condizionamento, e
contemporaneamente riuscire a cambiare la “funzione di probabilità”
condizionante.
Tra gli elementi che
creano vincoli al nostro libero arbitrio, ovvero che condizionano
fortemente ciò che probabilmente faremo, diremo, penseremo, sono i
"ruoli" che impersoniamo o in cui abbiamo scelto o siamo costretti a
vivere: padre, figlio, impiegato, operaio, intellettuale, manager,
religioso, di uno schieramento politico, etc.
Ma anche l'opinione che
abbiamo di noi: furbo, onesto, timido, bello, brutto, simpatico,
pauroso, etc.
Per ognuno di questi ruoli esistono stereotipi, comportamenti sociali
"attesi" (da noi stessi oltre che dagli altri), abbigliamento, modi di
esprimersi e di pensare, che nella realtà condizionano la probabilità
che in un dato momento decidiamo di agire o ragionare secondo una libera
scelta anziché secondo ciò che statisticamente sarà il comportamento più
probabile in una data situazione.
Ed ecco che in molte
situazioni il solo essere consapevoli di ciò che accade nella nostra
mente, ci consente di esercitare una scelta, di cambiare il flusso dei
nostri pensieri, e da lì modificare non solo le nostre azioni
successive, ma addirittura le emozioni che si generano.
Le emozioni vengono
infatti generate dai pensieri, frutto del lavoro della nostra mente, e
le emozioni condizionano il nostro agire ed il nostro sentire.
Avere il controllo sulla
propria mente consente dunque non solo di agire in modo differente, ma
addirittura di cambiare radicalmente le emozioni che ci prendono in una
data situazione, e di vivere quella situazione in modo completamente
diverso: le azioni che conseguiranno ed i pensieri successivi subiranno
quindi anche essi un radicale cambio di rotta.
Quando per esempio ci
troviamo nel traffico, abbiamo fretta, e davanti a noi un automobilista
procede con grande lentezza, tendenzialmente ci innervosiamo: è
probabilisticamente quasi certo.
Ci innervosiamo, e
magari per superarlo con il nervoso litighiamo con qualche altro
automobilista, reagiamo male a chi ci sta seduto a fianco, e
probabilmente questo nervoso ce lo porteremo appresso nel corpo per
parecchio tempo, cosa che ci comporterà magari reazioni brusche in
ufficio, con qualche amico o con un famigliare.
Ma grazie alla
consapevolezza mentale possiamo capire l'inutilità di quel nervosismo:
possiamo quindi usare il nostro libero arbitrio per non far nascere un
sentimento ed una emozione così forte e negativa, senza rinunciare
comunque a segnalare con il clacson all'automobilista (magari
semplicemente distratto) la nostra fretta.
C'è differenza poi tra
il soffocare il nostro nervoso ed invece il non farsi proprio venire
alcun nervoso, e qui nuovamente la conoscenza dei "subdoli" processi
mentali potrà esserci grandemente d'aiuto.
Per farti conoscere, per condividere le tue idee ed i tuoi problemi,
per illustrarci la tua visione e partecipare così alla comunità, inviaci
una mail a:
oppure partecipa al
Forum 'Visione Consapevole'. |
 |
 |
 |