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RIFLESSIONI: Divergenza tra ciò che accade o ciò che è (realtà) e ciò che riteniamo (ci) debba capitare o che debba essere (l'aspettativa). Perché le cose dovrebbero essere o avvenire come ce le aspettiamo? Perché dovremmo essere o avere ciò che nella nostra mente ci siamo immaginati o attesi che dobbiamo essere o avere? Un obiettivo non raggiunto non è una sconfitta, ma solo un obiettivo non raggiunto. Ciò che accade è di per sé 'neutro'. Alcune cose possono farci soffrire o non piacerci ma non per questo debbono essere considerate negative. Alcuni obiettivi che non raggiungiamo possono essere per noi più positivi di altri obiettivi raggiunti.
"Non ci facciamo capitare nulla per caso". |
Perchè ci arrabbiamo? Come ogni cosa che ho scritto qui, non penso certo di conoscere la "verità" su questo argomento, ciononostante anche su questo desidero esprimere l'opinione che mi sono fatto sulla rabbia, con la speranza che la mia esperienza possa essere utile anche a qualcun'altro oltre che a me.
Il traffico è una di quelle situazioni in cui la rabbia più facilmente esplode. Qualcuno potrebbe argomentare che tale nervoso è giustificato dal fatto che quella persona vi è di ostacolo, ma non è proprio vero. Infatti se guidate e qualcuno invece vi sorpassa ad alta velocità, probabilmente dentro di voi vi direte: “Guarda quell’imbecille!!!” ed anche qui l’emozione negativa vi assale, a chi più ed a chi meno. Perché? Non per nulla nell’esempio ho usato il termine “contrariati”: contrariati = percepire qualcosa che non corrisponde a quanto ci attendiamo o desideriamo. E così anche quando viviamo una situazione che non vorremmo vivere ci sentiamo contrariati, arrabbiati, e magari diciamo: “Perché proprio a me?”.
Perché dovremmo essere/avere ciò che nella nostra mente ci siamo immaginati/attesi che dobbiamo essere/avere? Sempre per il nostro
fortissimo “attaccamento al Sé” di cui abbiamo già parlato riguardo alla
“Verità”. Ma se questo è un modo corretto per approcciare molte cose (come nel caso di una costruzione, nella caccia, nella pianificazione di un progetto, etc.) non sempre questa modalità del “fare” è adeguata a garantirci una vita sana ed equilibrata.
Questa seconda modalità è definita la modalità dell’”essere”. Saper “stare” con la situazione non gradita è una abilità da imparare, non una debolezza da rifiutare. Parimenti dobbiamo sviluppare la capacità di discernere quando dobbiamo e possiamo agire, e quando semplicemente dobbiamo saper “essere”, "stare", senza soffocare il disagio, ma vivendolo in maniera presente, non giudicante, consapevole. Anche in questo caso non dobbiamo cadere nell’errore di soffocare le nostre emozioni, ma di guidare la nostra mente a riconoscerle e metabolizzarle.
Da un obiettivo non raggiunto possiamo però apprendere delle informazioni, ed in base a questa esperienza decidere, se vogliamo riprovare, di cambiare “strategia” e ritentare, senza però lasciarci eccessivamente trascinare dalle emozioni negative. Ciò che accade è di per sé 'neutro': alcune cose possono farci soffrire o non piacerci ma non per questo debbono essere considerate negative, così come alcuni obiettivi che non raggiungiamo possono essere per noi più positivi di altri obiettivi che invece riusciamo a raggiungere.
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